Il futuro dei robot aspirapolvere potrebbe diventare molto più complicato negli Stati Uniti.
Una decisione della FCC americana sta infatti mettendo sotto pressione una categoria di dispositivi che negli ultimi anni è cresciuta enormemente: robot aspirapolvere, robot tagliaerba, robot per piscine, lavavetri automatici e, più in generale, dispositivi autonomi dotati di sensori, connessione a Internet e sistemi di navigazione.
La prima cosa da chiarire, però, è fondamentale: non significa che i robot aspirapolvere che abbiamo già in casa smetteranno di funzionare.
Il problema riguarda soprattutto i nuovi dispositivi che dovranno essere introdotti sul mercato statunitense e che potrebbero essere sottoposti a controlli e limitazioni molto più rigidi.
E anche se per il momento parliamo degli Stati Uniti, sarebbe un errore pensare che la questione non possa interessare in futuro anche l’Europa.
Cosa ha deciso la FCC sui robot
Il provvedimento statunitense punta l’attenzione sui dispositivi robotici capaci di muoversi autonomamente e raccogliere informazioni sull’ambiente circostante.
In questa definizione possono rientrare moltissimi dei robot domestici moderni.
Pensiamo a un normale robot aspirapolvere di fascia medio-alta: oggi può avere LiDAR, telecamere, sensori 3D, microfoni, mappe dell’abitazione, connessione Wi-Fi, controllo remoto tramite applicazione e algoritmi di intelligenza artificiale.
Non stiamo quindi parlando semplicemente di un aspirapolvere con le ruote.
Un robot moderno è, a tutti gli effetti, un piccolo computer autonomo capace di raccogliere dati sull’ambiente in cui opera e prendere continuamente decisioni.
Ed è proprio questo elemento ad aver attirato l’attenzione delle autorità americane.
I robot già acquistati smetteranno di funzionare?
No.
Questo è probabilmente il punto più importante da chiarire.
I robot aspirapolvere già presenti sul mercato non vengono improvvisamente bloccati.
Se avete già acquistato un Dreame, MOVA, Roborock, Roomba, Ecovacs o qualsiasi altro robot, il provvedimento non significa che da domani non potrete più utilizzarlo.
La questione riguarda soprattutto i nuovi prodotti che dovranno ottenere l’autorizzazione necessaria per essere commercializzati negli Stati Uniti.
Il vero problema, quindi, è cosa succederà alle prossime generazioni.
Perché praticamente tutti i robot moderni potrebbero essere coinvolti
Le caratteristiche prese in considerazione sono talmente ampie che è difficile immaginare un robot aspirapolvere moderno completamente escluso.
Un dispositivo di questo tipo normalmente:
- si muove autonomamente;
- utilizza sensori per riconoscere l’ambiente;
- crea una mappa della casa;
- evita ostacoli;
- comunica con server remoti;
- può essere controllato tramite smartphone;
- riceve aggiornamenti software;
- in alcuni casi utilizza telecamere e intelligenza artificiale.
Eliminare completamente queste tecnologie significherebbe praticamente tornare ai robot aspirapolvere di molti anni fa.
Il rischio, quindi, non riguarda solamente qualche modello particolarmente avanzato.
Potenzialmente potrebbe coinvolgere buona parte dei robot che arriveranno sul mercato nei prossimi anni.
Dreame, MOVA, Roborock, iRobot e gli altri: chi rischia?
Quando si parla di robot aspirapolvere, oggi una parte enorme dell’innovazione arriva dall’Asia e soprattutto dalla Cina.
Brand come Dreame, MOVA, Roborock ed Ecovacs sono diventati protagonisti del mercato internazionale.
Ma il problema non si limita necessariamente ai marchi cinesi.
La filiera produttiva della robotica domestica è ormai fortemente collegata all’Asia.
Anche aziende occidentali possono utilizzare componentistica, piattaforme hardware, produzione o tecnologie sviluppate da aziende asiatiche.
È quindi molto difficile dividere semplicemente il mercato in:
robot cinesi contro robot occidentali.
La realtà industriale è molto più complessa.
Ed è proprio qui che emerge uno degli aspetti probabilmente più importanti di tutta la questione.
Privacy e cybersicurezza: perché gli Stati Uniti sono preoccupati
Le motivazioni principali indicate per questo genere di controlli ruotano soprattutto intorno a due temi:
cybersicurezza e privacy.
Un robot moderno può conoscere moltissime informazioni sulla nostra abitazione.
Può sapere:
- come sono organizzate le stanze;
- dove si trovano gli ostacoli;
- quali aree vengono pulite;
- gli orari in cui viene utilizzato;
- la posizione del dispositivo;
- la struttura della casa.
I modelli dotati di telecamera possono inoltre acquisire informazioni visive sull’ambiente domestico.
Dal punto di vista della sicurezza nazionale è quindi comprensibile che le autorità vogliano sapere dove vengono conservati questi dati, chi può accedervi e quale software controlla il dispositivo.
È un problema che diventerà ancora più importante con l’arrivo della nuova generazione di robot.
Oggi parliamo di aspirare e lavare il pavimento.
Domani parleremo sempre di più di robot domestici dotati di bracci meccanici e robot umanoidi capaci di interagire fisicamente con l’ambiente.
A quel punto il livello di controllo richiesto sarà inevitabilmente superiore.
I produttori utilizzano già server europei
Bisogna però fare una precisazione.
Molti dei principali produttori internazionali utilizzano già infrastrutture e server localizzati nelle diverse regioni in cui vendono i propri prodotti.
Quando configuriamo applicazioni di brand come Dreame, MOVA o Roborock, per esempio, normalmente viene identificata la regione nella quale stiamo utilizzando il dispositivo.
Questo serve sia per motivi tecnici sia per rispettare le normative locali sulla protezione dei dati.
In Europa entra ovviamente in gioco anche il GDPR.
Avere server più vicini all’utente permette inoltre di ridurre la latenza nelle comunicazioni tra applicazione, cloud e robot.
Per questo motivo ritengo che la questione della privacy sia solamente una parte del problema.
Il punto ancora più grande potrebbe essere un altro.
Il vero problema è la dipendenza tecnologica dalla Cina?
Negli ultimi anni l’Occidente ha perso progressivamente terreno nella robotica domestica.
Basta osservare cosa sta succedendo nel settore dei robot aspirapolvere.
Le aziende cinesi introducono continuamente:
- nuovi sistemi di navigazione;
- basi automatiche sempre più avanzate;
- riconoscimento degli ostacoli tramite AI;
- bracci meccanici;
- sistemi di lavaggio a rullo;
- acqua calda;
- lavaggio e asciugatura automatica;
- nuovi sensori.
In molti casi l’innovazione procede con una velocità che i produttori occidentali faticano a seguire.
Ed è qui che la situazione diventa soprattutto industriale.
Se praticamente tutti i prodotti più avanzati di una categoria strategica vengono progettati o prodotti in Asia, si crea inevitabilmente una dipendenza tecnologica.
Il problema non riguarda quindi solamente la possibilità che un robot raccolga informazioni.
Riguarda anche chi possiede la tecnologia necessaria per costruirlo.
Il caso iRobot dimostra quanto il mercato sia cambiato
Un esempio interessante è quello di iRobot, azienda che ha praticamente creato il mercato moderno dei robot aspirapolvere con Roomba.
Per anni iRobot è stata il simbolo della robotica domestica americana.
Nel tempo, però, l’azienda ha incontrato enormi difficoltà mentre i concorrenti asiatici continuavano a crescere rapidamente.
La vicenda dell’acquisizione da parte di Amazon e le successive difficoltà finanziarie hanno mostrato quanto sia diventato complicato competere in questo settore.
Ed è paradossale.
Da una parte l’Occidente teme una dipendenza eccessiva dalla tecnologia cinese.
Dall’altra, però, le aziende occidentali che avrebbero potuto rappresentare un’alternativa non sempre sono riuscite a mantenere lo stesso livello di sviluppo tecnologico.
Bloccare i prodotti stranieri senza creare contemporaneamente le condizioni affinché le aziende locali possano competere rischia quindi di non risolvere il problema.
Cosa potrebbe succedere nei prossimi mesi
Lo scenario più probabile è l’introduzione di procedure di controllo più severe per i nuovi dispositivi.
Hardware, software, sistemi di comunicazione e gestione dei dati potrebbero dover rispettare requisiti specifici prima dell’ingresso sul mercato americano.
In pratica il principio potrebbe diventare:
vuoi vendere un robot negli Stati Uniti? Devi dimostrare che hardware, software e gestione dei dati rispettano determinati standard di sicurezza.
Il concetto, in sé, non è necessariamente sbagliato.
Il problema saranno modalità e tempi.
Se le procedure diventassero troppo lunghe o troppo restrittive, alcuni produttori potrebbero ritardare il lancio dei nuovi modelli negli Stati Uniti oppure evitare completamente determinati prodotti.
Il risultato sarebbe un mercato americano tecnologicamente diverso da quello asiatico o europeo.
Non riguarda solamente i robot aspirapolvere
Questo è forse l’aspetto meno discusso della vicenda.
Quando si parla di robot autonomi connessi, il problema non riguarda esclusivamente gli aspirapolvere.
Gli stessi principi possono interessare anche:
robot tagliaerba, robot per piscine, robot lavavetri e altre macchine autonome.
Sono categorie che stanno crescendo rapidamente.
I robot tagliaerba di nuova generazione, per esempio, utilizzano ormai telecamere, RTK, LiDAR, intelligenza artificiale e sistemi avanzati di riconoscimento dell’ambiente.
Lo stesso sta succedendo nei robot per piscine.
E il prossimo passo saranno inevitabilmente i robot domestici multifunzione.
Per questo motivo le decisioni prese oggi potrebbero avere conseguenze molto più grandi di quanto sembri guardando solamente il mercato degli aspirapolvere.
E in Europa cosa succederà?
Per il momento la situazione descritta riguarda gli Stati Uniti.
In Italia ed Europa non significa quindi che i nuovi robot aspirapolvere stiano per essere vietati.
Ma vale la pena seguire attentamente quello che succederà.
Negli ultimi anni abbiamo già visto come decisioni tecnologiche e geopolitiche prese dagli Stati Uniti possano avere conseguenze anche sugli altri mercati occidentali.
Huawei ne è stato uno degli esempi più evidenti.
Anche la questione TikTok ha dimostrato quanto il controllo dei dati e delle infrastrutture tecnologiche sia ormai diventato un tema politico internazionale.
Non è quindi impossibile immaginare che, in futuro, anche l’Europa possa introdurre requisiti più severi per determinate categorie di robot connessi.
Sicurezza sì, ma senza bloccare l’innovazione
Aumentare i controlli sulla cybersicurezza dei dispositivi domestici è sicuramente positivo.
Stiamo introducendo nelle nostre case robot dotati di sempre più sensori e sempre maggiore autonomia.
È quindi corretto chiedere ai produttori trasparenza sulla gestione dei dati e standard di sicurezza elevati.
Ma bisogna trovare un equilibrio.
Trasformare i controlli di sicurezza in una barriera commerciale potrebbe rallentare enormemente l’innovazione senza risolvere realmente la dipendenza tecnologica.
Se Stati Uniti ed Europa vogliono ridurre la propria dipendenza dall’Asia, non basta mettere ostacoli ai produttori asiatici.
Bisogna anche creare le condizioni economiche, industriali e tecnologiche affinché aziende europee e americane possano tornare a competere.
E oggi, almeno nel settore della robotica domestica, la distanza è ancora notevole.
Dobbiamo preoccuparci in Italia?
Al momento no.
Chi possiede già un robot aspirapolvere può continuare a utilizzarlo normalmente e non esiste un blocco equivalente annunciato per il mercato italiano nel contenuto analizzato.
La questione interessante riguarda soprattutto quello che potrebbe succedere nei prossimi anni.
La robotica domestica sta entrando in una fase completamente nuova.
I dispositivi stanno diventando più autonomi, più intelligenti e capaci di raccogliere una quantità sempre maggiore di informazioni.
Di conseguenza aumenteranno inevitabilmente anche i controlli.
La vera domanda sarà capire dove finirà la sicurezza e dove inizierà la competizione geopolitica e commerciale.
Per il momento non resta che osservare attentamente l’evoluzione della situazione.
Una cosa, però, è certa: quello che sta succedendo negli Stati Uniti potrebbe rappresentare solamente l’inizio di una discussione molto più grande sul futuro della robotica domestica.
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