Tra le tecnologie più futuristiche che abbiamo incontrato a IFA 2026 di Berlino, una in particolare riesce a trasformare in qualcosa di concreto un’idea che fino a pochi anni fa apparteneva quasi esclusivamente alla fantascienza: avere un robot capace di aiutarci davvero nelle faccende domestiche.
Si chiama SwitchBot onero H1 ed è il primo robot umanoide domestico general purpose dell’azienda. Lo abbiamo visto in azione alle prese con uno dei compiti più comuni — e meno amati — della vita quotidiana: gestire il bucato e interagire con una lavatrice.
Per la direzione tecnologica intrapresa da SwitchBot, abbiamo deciso di assegnare a onero H1 il Poderak Award – Best of IFA 2026 per l’Innovazione.
Non stiamo parlando del solito robot che aspira il pavimento seguendo una mappa. Onero H1 dispone di due braccia articolate, sistemi di visione, capacità di manipolazione degli oggetti e un’intelligenza artificiale progettata per collegare ciò che vede alle azioni che deve compiere.
Che cos’è SwitchBot onero H1?

SwitchBot definisce onero H1 il suo primo robot umanoide universale per la casa.
La definizione di umanoide, in questo caso, non significa che abbia necessariamente due gambe. H1 utilizza infatti una base mobile su ruote, soluzione molto più pratica per muoversi su una superficie domestica piana, mentre nella parte superiore troviamo testa, corpo e due braccia robotiche.
Il motivo di questa scelta è abbastanza evidente: in casa la capacità di afferrare e manipolare gli oggetti può essere molto più importante della necessità di camminare come una persona.
L’obiettivo di SwitchBot è quindi costruire un robot capace di muoversi nell’ambiente domestico e intervenire sulle attività che, fino ad oggi, sono rimaste difficili da automatizzare.
Ed è proprio questo a rendere onero H1 profondamente diverso dai dispositivi smart home tradizionali.
Il robot che prende i vestiti e li mette in lavatrice
La dimostrazione che abbiamo osservato a IFA 2026 rende immediatamente comprensibile il concetto.
Nella nostra foto, onero H1 si trova davanti a una lavatrice e sta manipolando un capo di abbigliamento con una delle sue braccia robotiche.
Non è soltanto una scenografia.
OneRobotics, il gruppo dietro SwitchBot, ha già mostrato H1 mentre identifica autonomamente un indumento lasciato su un divano, ne calcola la posizione, lo afferra, lo trasporta e lo inserisce all’interno di una lavatrice.
Ed è qui che emerge la vera differenza rispetto alla classica casa intelligente.
Una lavatrice smart può scegliere un programma, ottimizzare i consumi e inviarci una notifica sullo smartphone. Ma qualcuno deve comunque prendere i vestiti e metterli fisicamente nel cestello.
Onero H1 vuole automatizzare proprio quella parte del lavoro che fino a oggi richiedeva necessariamente una persona.
Non esegue soltanto movimenti pre-programmati
Il vero valore tecnologico di H1 non sta semplicemente nell’avere due braccia.
Costruire un braccio robotico che ripeta sempre lo stesso movimento in una fabbrica è una cosa. Far sì che un robot riesca ad afferrare una maglietta spiegazzata lasciata ogni volta in una posizione differente è un problema enormemente più complesso.
Un ambiente domestico è imprevedibile.
Gli oggetti cambiano posizione, orientamento, forma e consistenza. Una maglietta non mantiene la stessa geometria dopo essere stata appoggiata su una sedia. Un asciugamano può essere piegato, accartocciato oppure parzialmente coperto da un altro oggetto.
Per affrontare situazioni di questo tipo, SwitchBot utilizza su onero H1 il sistema Omni Sense VLA, che integra informazioni provenienti da visione, profondità, tatto e linguaggio.
VLA significa Vision-Language-Action: l’obiettivo è collegare ciò che il robot percepisce e comprende direttamente a un’azione fisica.
Vede, comprende e poi agisce
La filosofia alla base di onero H1 è quella della cosiddetta Embodied AI, o intelligenza artificiale incarnata.
Un chatbot può analizzare una fotografia e dirci che davanti a lui c’è una maglietta.
Un robot come H1 deve fare molto di più.
Deve capire dove si trova la maglietta nello spazio, come è orientata, dove può afferrarla, quanta forza applicare, quale traiettoria utilizzare senza urtare ciò che lo circonda e infine dove depositarla.
SwitchBot dichiara che Omni Sense VLA permette al sistema di combinare percezione visiva, profondità, informazioni tattili e linguaggio proprio per affrontare attività domestiche che richiedono contatto fisico. Tra gli esempi ufficialmente mostrati dall’azienda ci sono bucato e lavaggio delle stoviglie.
È questo passaggio da “capire” ad agire fisicamente nel mondo reale a rendere la robotica embodied uno degli ambiti più interessanti dell’intelligenza artificiale attuale.
Due braccia per affrontare le attività domestiche
Le due braccia sono fondamentali anche per un altro motivo.
Molte attività che per noi sono banalissime richiedono in realtà una notevole coordinazione.
Tenere un oggetto mentre con l’altra mano ne spostiamo un altro, raccogliere un indumento, aprire uno sportello o organizzare degli oggetti richiede movimenti combinati e continui aggiustamenti.
H1 è stato progettato proprio per afferrare, spingere, aprire e organizzare oggetti, sfruttando la percezione dell’ambiente per correggere le proprie azioni.
Secondo le informazioni diffuse alla presentazione del robot, il sistema dispone complessivamente di 22 gradi di libertà, che permettono una buona articolazione dei movimenti della parte superiore.
Non significa che abbia già la destrezza di una persona. Significa però che SwitchBot sta costruendo l’hardware necessario per affrontare compiti molto più complessi di quelli dei normali robot domestici.
Può continuare ad imparare
Un altro elemento centrale del progetto è l’apprendimento.
SwitchBot spiega che onero H1 è stato progettato per ragionare in tempo reale e ottimizzare progressivamente i propri movimenti, mentre nuove competenze possono essere sviluppate attraverso dati raccolti nel mondo reale e simulazioni.
È un approccio molto diverso da quello di un elettrodomestico tradizionale.
Una lavastoviglie comprata oggi continuerà sostanzialmente a fare la lavastoviglie anche tra cinque anni.
L’ambizione dei robot general purpose è invece quella di avere una piattaforma hardware sulla quale possano essere sviluppate progressivamente nuove capacità software.
In altre parole, il valore potenziale di un robot come H1 non dipende soltanto da ciò che sa fare oggi, ma anche da ciò che potrebbe imparare a fare domani.
H1 non vuole sostituire gli altri robot della casa
C’è poi un altro aspetto particolarmente interessante nella strategia SwitchBot.
Onero H1 non nasce necessariamente per fare tutto da solo.
L’azienda immagina piuttosto un ecosistema nel quale robot specializzati e robot generalisti collaborano.
Un robot aspirapolvere, per esempio, rimane molto più efficiente per la pulizia del pavimento: è basso, entra sotto i mobili e possiede spazzole e sistemi di lavaggio costruiti appositamente per quello scopo.
Non avrebbe molto senso chiedere a un umanoide di prendere un aspirapolvere e pulire manualmente ogni centimetro della stanza.
SwitchBot immagina quindi uno scenario nel quale il robot aspirapolvere si occupa del pavimento mentre H1 interviene sulle attività che richiedono altezza, manipolazione e utilizzo delle braccia. La stessa azienda sintetizza l’idea spiegando che il robot per pavimenti “pulisce sotto” mentre H1 “pulisce sopra”.
È probabilmente questa la strada più realistica verso una casa veramente robotizzata.
Una smart home che non si limita più ad accendere e spegnere qualcosa
Per anni abbiamo chiamato “smart home” una casa nella quale una lampadina può accendersi con un comando vocale o una tenda può chiudersi automaticamente.
Sono automazioni utili, ma sostanzialmente statiche.
Con la robotica embodied cambia il paradigma.
Il sistema intelligente non si limita più a impartire un comando a un dispositivo installato in un punto preciso della casa. Può spostarsi, osservare una situazione e intervenire fisicamente.
È la visione che SwitchBot definisce Smart Home 2.0: una casa nella quale percezione, ragionamento e azione lavorano insieme.
E l’azienda parte già con un vantaggio interessante: possiede un ecosistema fatto di sensori, serrature, tende motorizzate, hub, robot aspirapolvere e numerosi altri dispositivi domestici.
H1 potrebbe diventare il componente fisico in grado di interagire con tutto ciò che invece non è già automatizzato.
Perché abbiamo assegnato a SwitchBot onero H1 il premio per l’Innovazione
A IFA 2026 i robot umanoidi sono stati una delle grandi tendenze della manifestazione. L’organizzazione stessa della fiera ha indicato robotica, Physical AI e sistemi intelligenti per la casa fra i temi centrali di questa edizione.
Ma il Poderak Award per l’Innovazione assegnato a SwitchBot onero H1 nasce da un elemento preciso: qui l’umanoide non viene mostrato soltanto mentre cammina, balla o esegue movimenti spettacolari.
Viene inserito davanti a una lavatrice.
Può sembrare molto meno scenografico, ma per noi è esattamente il contrario.
Prendere un indumento, manipolarlo e interagire con un normale elettrodomestico rappresenta una delle sfide più interessanti della robotica domestica, perché significa tentare di costruire una macchina capace di adattarsi alla casa che abbiamo già, invece di obbligarci a costruire una casa appositamente progettata per i robot.
È questa concretezza ad averci convinto ad assegnare a SwitchBot onero H1 il Poderak Award – Best of IFA 2026 per l’Innovazione.
Non chiamatelo ancora “maggiordomo perfetto”
Naturalmente bisogna mantenere le aspettative realistiche.
Onero H1 rappresenta una tecnologia ancora giovane. Un robot capace di manipolare autonomamente oggetti in una casa reale deve confrontarsi con una quantità enorme di situazioni imprevedibili, e siamo ancora lontani dalla velocità, dalla precisione e dalla versatilità di una persona.
La scelta di premiarlo riguarda quindi soprattutto l’innovazione e la direzione tecnologica, non la promessa che da domani potremo smettere completamente di occuparci della casa.
E proprio per questo la dimostrazione del bucato è interessante: mette alla prova il robot con qualcosa di concreto e incredibilmente complesso anziché limitarsi a una demo puramente spettacolare.
Quanto costa SwitchBot onero H1?
Un altro elemento rende il progetto particolarmente interessante: SwitchBot sembra intenzionata a portarlo realmente verso la commercializzazione.
La pagina ufficiale internazionale di onero H1 mostra attualmente un prezzo indicativo di 9.999 dollari, anche se il prodotto risulta non disponibile all’acquisto. Questo dato va quindi interpretato con cautela e non come conferma di prezzo e disponibilità definitivi per il mercato italiano.
Rimane una cifra elevatissima per un elettrodomestico tradizionale, naturalmente, ma la prospettiva cambia se la confrontiamo con quella di una piattaforma robotica general purpose dotata di visione artificiale, due braccia e capacità di manipolazione.
La vera sfida dei prossimi anni sarà capire quanto rapidamente queste tecnologie riusciranno a scendere di prezzo e, soprattutto, quante attività quotidiane riusciranno a svolgere con un’affidabilità tale da giustificarne l’acquisto.
Il futuro della casa potrebbe avere due braccia
Durante IFA 2026 abbiamo visto robot correre, ballare e mostrare capacità tecniche impressionanti.
Ma una delle immagini che probabilmente racconta meglio il futuro è molto più semplice: un robot davanti a una lavatrice con un capo d’abbigliamento tra le mani.
Perché il momento in cui la robotica entrerà davvero nelle nostre case probabilmente non sarà quello in cui un umanoide riuscirà a fare una capriola.
Sarà quello in cui potremo dirgli:
“Occupati del bucato.”
E lui saprà davvero cosa fare.
È per questa visione, e per il tentativo di trasformarla da concept fantascientifico in tecnologia domestica concreta, che SwitchBot onero H1 riceve il Poderak Award – Best of IFA 2026 per l’Innovazione.
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