Tra robot aspirapolvere, elettrodomestici intelligenti, robot umanoidi e dispositivi basati sull’intelligenza artificiale, nello stand Dreame a IFA 2026 c’era anche qualcosa di decisamente meno prevedibile: una stampante 3D.
Si chiama AtomForm M1 ed è uno dei prodotti con cui l’ecosistema Dreame/MOVA sta entrando nel mondo della stampa 3D consumer. A Berlino abbiamo avuto modo di vederla direttamente e abbiamo deciso di assegnarle il Poderak Award – Best of IFA 2026, soprattutto per una caratteristica che la distingue dalle classiche stampanti 3D multicolore: utilizza quattro testine di stampa indipendenti e intercambiabili automaticamente.
Non significa semplicemente poter stampare un oggetto in quattro colori. Il concetto è molto più interessante, perché le diverse testine possono essere utilizzate anche con materiali differenti, aprendo la strada alla realizzazione di oggetti che combinano parti rigide, flessibili e con caratteristiche diverse nella stessa stampa.
Ed è proprio questo approccio ad aver attirato la nostra attenzione a IFA.
Cos’è Dreame AtomForm M1
AtomForm M1 è una stampante 3D FDM, cioè una macchina che realizza oggetti tridimensionali partendo da filamenti di materiale termoplastico.
Il principio di funzionamento, semplificando molto, è abbastanza semplice.
Un filamento viene portato fino alla testina di stampa, riscaldato e depositato sul piano. La macchina costruisce quindi l’oggetto strato dopo strato, seguendo il modello tridimensionale preparato tramite software.
È la tecnologia utilizzata dalla maggior parte delle stampanti 3D consumer moderne.
La vera differenza della M1 è però ciò che avviene quando servono più colori o più materiali.
Invece di affidarsi esclusivamente a una singola testina nella quale vengono caricati alternativamente filamenti differenti, AtomForm ha scelto di utilizzare quattro testine fisicamente separate con un sistema automatico di cambio utensile. AtomForm descrive la M1 proprio come una stampante FDM a quattro testine indipendenti pensata per rendere più accessibile la stampa multicolore e multimateriale.
Quattro testine invece di cambiare continuamente filamento
Per capire perché questa soluzione è interessante bisogna parlare di uno dei problemi più conosciuti della stampa 3D multicolore.
In molti sistemi tradizionali una singola testina deve stampare, per esempio, prima con filamento rosso e successivamente con quello bianco.
Prima di iniziare a utilizzare il nuovo colore è necessario eliminare dalla testina una parte del materiale precedente. Questo processo può richiedere operazioni di spurgo e genera materiale di scarto.
Più colori vengono utilizzati e più cambi vengono effettuati durante la stampa, più questo fenomeno può diventare evidente.
AtomForm M1 segue una strada diversa.
Le quattro testine possono essere associate a colori o materiali differenti e la macchina può cambiare direttamente la testina utilizzata durante la stampa.
Il sistema prevede un meccanismo di aggancio e cambio automatico, insieme a procedure di verifica e riallineamento della testina. Secondo AtomForm, l’obiettivo è diminuire sia il tempo necessario per i cambi sia il materiale sprecato rispetto alle soluzioni che richiedono frequenti operazioni di pulizia dello stesso ugello.
Ed è probabilmente la caratteristica più importante della M1.
Non sono quattro semplici bobine collegate alla stessa testina: il concetto ruota attorno a quattro veri strumenti di stampa intercambiabili.
Non soltanto quattro colori: il vero vantaggio è il multimateriale
La prima cosa a cui viene naturale pensare è la possibilità di creare oggetti colorati.
Un personaggio può avere parti rosse, bianche, nere e gialle senza dover essere dipinto successivamente. Un modello educativo può utilizzare colori differenti per evidenziare organi, strutture o componenti. Un oggetto decorativo può uscire dalla stampante già con gran parte della propria estetica definitiva.
Ma il multimateriale è potenzialmente ancora più interessante.
AtomForm cita proprio la possibilità di combinare materiali rigidi e flessibili nello stesso progetto.
Immaginiamo, ad esempio, di voler realizzare una piccola impugnatura.
La parte strutturale potrebbe essere stampata con un materiale rigido, mentre alcune zone di contatto potrebbero utilizzare un materiale più morbido o flessibile.
Lo stesso concetto potrebbe essere applicato a:
- prototipi e componenti funzionali;
- giocattoli;
- modelli didattici;
- oggetti personalizzati;
- accessori da scrivania;
- parti dotate di superfici morbide o antiscivolo.
È qui che la stampa con più testine smette di essere soltanto un modo per creare oggetti più colorati e diventa uno strumento di progettazione.
Una stampante pensata anche per chi non è esperto
Un altro aspetto interessante della strategia AtomForm riguarda il pubblico a cui viene indirizzata M1.
Non sembra voler essere esclusivamente una macchina per maker esperti o professionisti.
AtomForm ha spiegato che M1 nasce proprio per abbassare la soglia d’ingresso della stampa multicolore, rivolgendosi anche al mercato consumer, al mondo educativo e agli utenti che stanno iniziando ad avvicinarsi alla stampa 3D.
È un cambiamento importante.
Per molti anni utilizzare una stampante 3D significava conoscere impostazioni, calibrazioni, slicer, temperature, velocità e numerosi altri parametri.
Il settore sta progressivamente cercando di trasformare la stampante 3D da macchina per appassionati a qualcosa di molto più simile a un normale dispositivo consumer: scegli il modello, selezioni il materiale e avvii la stampa.
Ed è anche la direzione che AtomForm vuole seguire.
AtomForm App, Slicer e AtomVerse
Dietro l’hardware c’è infatti un ecosistema software composto da AtomForm App, AtomForm Slicer e AtomVerse.
AtomVerse rappresenta la parte dedicata ai contenuti e ai modelli, l’app serve alla gestione del dispositivo, mentre il software di slicing prepara il modello per la stampa.
L’idea è creare una catena più semplice:
trovo o creo un modello → lo preparo → lo invio alla stampante → controllo la stampa.
AtomForm sta inoltre lavorando sull’integrazione dell’intelligenza artificiale per permettere all’utente di partire da una descrizione testuale, da un’immagine o da altri input e trasformare progressivamente quell’idea in un modello stampabile. La stessa azienda ammette però che il passaggio totalmente automatico da immagine o testo a modello perfettamente pronto per la stampa è ancora un’area in sviluppo.
Questo dettaglio è importante perché permette di distinguere ciò che la macchina offre oggi dalla direzione tecnologica verso la quale AtomForm vuole andare.
Camera chiusa e automazioni
La M1 utilizza inoltre una struttura chiusa, ben visibile anche nel modello esposto a IFA.
Le informazioni diffuse sul prodotto parlano di camera riscaldata, sistema di filtrazione dell’aria, monitoraggio della stampa e livellamento automatico, tutte soluzioni pensate per aumentare la facilità d’uso e rendere più stabile il processo di stampa, soprattutto nelle lavorazioni più lunghe.
Una fonte che ha seguito la presentazione a IFA indica inoltre un volume di stampa di circa 300 × 270 × 290 mm.
Si tratta quindi di dimensioni sufficienti non soltanto per piccoli personaggi o gadget, ma anche per prototipi e oggetti di dimensioni piuttosto importanti.
M1 e Palette 300: due interpretazioni della stessa idea
La M1 non è l’unica stampante AtomForm.
Al CES 2026 avevamo già visto la molto più estrema AtomForm Palette 300, che utilizza addirittura un sistema a 12 ugelli e può arrivare, secondo AtomForm, a combinare fino a 36 colori. Palette 300 è stata progettata come prodotto più avanzato e professionale, mentre la M1 porta la stessa filosofia verso un pubblico più ampio attraverso quattro testine.
È una distinzione importante.
Palette 300 serve soprattutto a dimostrare fin dove può arrivare questa architettura.
M1 cerca invece di trasformarla in qualcosa di più vicino a una stampante 3D che un normale appassionato potrebbe realmente pensare di mettere sulla propria scrivania o nel proprio laboratorio.
Ed è probabilmente M1, proprio per questo motivo, il prodotto più interessante per capire dove AtomForm vuole arrivare nel mercato consumer.
Perché abbiamo assegnato il Poderak Award ad AtomForm M1
IFA è piena di prodotti che migliorano qualcosa che esiste già.
Più potenza.
Più velocità.
Più sensori.
Più intelligenza artificiale.
AtomForm M1 ci ha colpito perché cerca invece di risolvere in maniera differente un problema molto concreto della stampa 3D multicolore: come cambiare colore e materiale senza rendere tutto inutilmente complesso, lento e dispendioso in termini di filamento.
La scelta delle quattro testine indipendenti è tecnicamente più complessa rispetto alla semplice gestione di più bobine attraverso un unico ugello, ma può rendere il processo molto più interessante per chi vuole realmente lavorare con colori e materiali differenti.
Durante IFA 2026 abbiamo quindi deciso di consegnare ad AtomForm M1 il Poderak Award – Best of IFA 2026, come riconoscimento a una delle soluzioni più interessanti viste in fiera nel campo della stampa 3D consumer.
Non perché possiamo già dire che sia la migliore stampante 3D sul mercato: per farlo servirebbe provarla approfonditamente, misurare qualità, precisione, affidabilità del cambio testina, velocità reale e gestione degli errori.
Il premio riguarda ciò che abbiamo visto a Berlino e soprattutto l’idea tecnologica alla base del prodotto.
Ed è un’idea che merita attenzione.
Prezzo e disponibilità di AtomForm M1
Al momento della presentazione europea a IFA 2026, i dettagli commerciali della AtomForm M1 risultano ancora limitati e non abbiamo un listino italiano definitivo su cui basare una valutazione del rapporto qualità/prezzo. Anche le prime coperture dalla fiera indicano che disponibilità e prezzi devono essere definiti nei singoli mercati.
Ed è probabilmente questo il dato che determinerà una parte importante del suo successo.
Il mercato delle stampanti 3D consumer è oggi estremamente competitivo e la M1 dovrà riuscire a proporre il proprio sistema a quattro testine a un prezzo sufficientemente accessibile da giustificarne la scelta rispetto ai sistemi multicolore già esistenti.
Conclusioni
La Dreame AtomForm M1 è stata una delle sorprese più particolari che abbiamo incontrato a IFA 2026.
È una stampante 3D FDM chiusa, progettata per la stampa multicolore e multimateriale, ma soprattutto utilizza una soluzione che va oltre il semplice caricamento automatico di più filamenti: quattro testine indipendenti che la macchina può intercambiare durante la realizzazione dell’oggetto.
È questa la caratteristica che le ha fatto conquistare il nostro Poderak Award – Best of IFA 2026.
Perché il futuro della stampa 3D consumer probabilmente non dipenderà soltanto da quanto velocemente una macchina riesce a depositare la plastica.
La vera sfida sarà renderla semplice.
Far scegliere un modello a una persona che non conosce il CAD, permetterle di combinare colori e materiali senza procedure complicate e trasformare un’idea digitale in un oggetto fisico premendo quasi semplicemente “Stampa”.
AtomForm M1 prova ad andare esattamente in questa direzione.
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