Oggi Yu Hao ha parlato a lungo di impresa, leadership, investimenti, social media e del modo in cui un’azienda dovrebbe crescere senza dipendere esclusivamente dal suo fondatore. Il filo conduttore dei suoi interventi è stato chiaro: un imprenditore deve saper esplorare, delegare, formare gli altri e concentrarsi sui problemi essenziali.
Giovani, investimenti e denaro “troppo facile”
Uno dei passaggi più netti riguarda il rapporto tra giovani e investimenti. Yu Hao ha detto di non consigliare ai giovani di comprare azioni, aggiungendo che lui stesso non investe in azioni.
Secondo lui, prima dei 45 anni una persona dovrebbe usare soprattutto intelligenza, impegno e lavoro per guadagnare denaro. Solo dopo, quando si ha più esperienza e capitale, avrebbe senso passare alla fase in cui “il denaro genera altro denaro”.
Il punto non è solo finanziario, ma psicologico. Yu Hao sostiene che il denaro guadagnato troppo facilmente può cambiare la mentalità di una persona: se ci si abitua a profitti rapidi, poi diventa più difficile accettare il lavoro duro, lento e concreto necessario per costruire competenze reali.
Per questo motivo, dice, anche i figli di famiglie ricche non dovrebbero limitarsi a “fare investimenti”. Dovrebbero invece avviare un’impresa, lavorare seriamente in azienda o crescere passo dopo passo in un settore specifico.
Ha citato anche Newton, ricordando che pure lui da giovane investì in borsa e perse denaro. Perdere, quindi, non è il problema. Il problema è restare attaccati all’illusione del guadagno facile.
ByteDance, DJI, Dreame: fondatori diversi, rispetto reciproco
Yu Hao ha poi parlato di ByteDance, DJI e Dreame, definendole tre aziende molto diverse tra loro, guidate da fondatori con stili differenti. Nonostante le differenze, secondo lui i fondatori di queste aziende si stimano reciprocamente.
Questo tema ritorna più volte: non esiste un solo modello di fondatore, così come non esiste una sola strada per costruire un’impresa. Ciò che conta è la capacità di leggere la realtà, prendere decisioni e costruire organizzazioni capaci di crescere.
AGI, Silicon Valley e imprenditori concreti
Yu Hao ha espresso anche un giudizio piuttosto critico sulla nuova generazione di imprenditori della Silicon Valley. Secondo lui, da Steve Jobs a Elon Musk fino a Sam Altman, si è vista una progressiva perdita di qualità.
Ha detto che l’AGI, l’intelligenza artificiale generale, non ha una definizione davvero chiara. Proprio perché è un concetto ampio e indefinito, tutti possono attribuirgli significati diversi, e questo rende più facile attirare grandi quantità di capitale.
In contrasto, Yu Hao ha dichiarato di apprezzare molto Wang Chuanfu di BYD. Lo considera un rappresentante dell’imprenditoria cinese più concreta: un imprenditore che deve pensare alla realizzazione di lungo periodo dei veicoli elettrici, ma anche alle condizioni reali della Cina, costruendo passo dopo passo con il denaro generato dall’azienda.
Xiaomi, Lei Jun e i limiti del modello fondato sul carisma
Un altro tema importante è stato Xiaomi. Yu Hao ha detto di rispettare molto Xiaomi e Lei Jun, ma ha individuato due limiti principali.
Il primo è la dipendenza da Lei Jun. Quando Lei Jun segue personalmente un business, quel business funziona molto bene. Quando invece non lo segue direttamente, il risultato è meno certo. Questo, secondo Yu Hao, trasforma l’energia del fondatore nel principale collo di bottiglia dell’azienda.
Il secondo limite riguarda la strategia. Xiaomi, secondo lui, ha avuto grande successo perché ha saputo “seguire il vento”, cioè cogliere le grandi tendenze del momento. Ma questa stessa capacità può diventare un limite se riduce il coraggio di investire nel lungo periodo.
Yu Hao ritiene che Xiaomi potrebbe salire a un livello superiore se le sue attività diventassero meno dipendenti da Lei Jun e se l’azienda mostrasse maggiore determinazione strategica in aree come i chip e altri settori tecnologici di lungo periodo.
Il ruolo del CEO: esplorare, non controllare tutto
Yu Hao ha insistito molto su un punto: il CEO non deve necessariamente occuparsi personalmente di ogni cosa.
In Dreame, dice, lui svolge soprattutto il ruolo di esploratore. Studia continuamente nuove conoscenze, dalla biologia alla cosmologia, e condivide ciò che impara con il team. In questo modo, l’intera organizzazione può crescere.
Molte aziende, secondo lui, dipendono troppo dal capo perché il capo non si fida abbastanza del team. Dreame, invece, vuole andare nella direzione opposta: fidarsi delle persone, delegare e permettere ai collaboratori di agire.
La sua formula è semplice: se un collaboratore può replicare anche solo l’80% della capacità del fondatore, allora delegare a 100 persone significa ottenere l’effetto di “80 fondatori” sul campo. È una matematica elementare, ma molti imprenditori non riescono ad accettarla perché non vogliono davvero lasciare spazio agli altri.
Perché Yu Hao pubblica tanti video
Oggi Yu Hao ha anche spiegato perché sta pubblicando così tanti video brevi e perché li gira in modo volutamente semplice, spesso da solo con il telefono.
Ha ammesso di avere certamente un team, ma ha detto che se usasse una squadra professionale per riprese, montaggio, sottotitoli e post-produzione, il processo diventerebbe troppo costoso e difficile da replicare. Il suo obiettivo, invece, è mostrare a ogni dipendente Dreame che anche lui o lei può fare lo stesso.
La parola chiave è “replicabilità”. Per Yu Hao, un metodo è davvero utile solo se può essere appreso e copiato da molte persone dentro l’organizzazione.
Ha riassunto questo atteggiamento con un’espressione forte: “entrare in campo di persona e sacrificare sé stessi”. In altre parole, il fondatore deve esporsi per primo, anche apparendo imperfetto, così da abbassare la barriera d’ingresso per tutti gli altri.
Video brevi, BU e matematica semplice
Yu Hao ha collegato la sua strategia sui video brevi alla struttura organizzativa di Dreame.
Anche se pubblicare 75 video può causare una riduzione della visibilità di alcuni contenuti, la somma di 75 video, anche penalizzati, sarà comunque superiore all’impatto di un singolo video. Lo stesso ragionamento vale per le business unit.
Se un’azienda crea 100 divisioni e ognuna riesce a raggiungere anche solo l’80% dell’efficacia ideale, l’effetto complessivo sarà enorme. Per Yu Hao, questa è una questione di matematica semplice e di capacità strategica.
Il punto centrale è cogliere la contraddizione principale, cioè il problema davvero decisivo. Secondo lui, questa è la vera intelligenza richiesta a un CEO.
Fisica e strategia aziendale
Uno dei passaggi più interessanti riguarda il collegamento tra fisica e strategia d’impresa.
Yu Hao ha detto che studiare bene la fisica sviluppa capacità molto simili a quelle necessarie per fare strategia aziendale. La fisica, infatti, insegna a modellare il mondo reale: bisogna ignorare gli elementi secondari, concentrarsi sulle variabili decisive e costruire una rappresentazione utile della realtà.
Per lui, fare strategia significa esattamente questo: non perdersi nei dettagli, ma capire qual è il fattore principale che muove tutto il sistema.
Dreame tra prodotti, cultura e simboli aziendali
Durante la giornata, Yu Hao ha mostrato anche alcuni elementi più leggeri e interni alla cultura Dreame: il personaggio “Dream Boy”, le monete commemorative riservate ai dipendenti, magneti da regalare ai fan e vari oggetti legati all’identità aziendale.
Ha accennato anche alla possibilità di mostrare lo showroom Dreame e presentare i prodotti dell’azienda, anche se ha scherzato sul fatto di essere piuttosto timido e di volerlo fare magari quando gli altri sono usciti dall’ufficio.
Ha presentato inoltre il prodotto Dreame D·NOTE, una sorta di biglietto da visita AI con registrazione. Secondo lui, ha due caratteristiche distintive: il supporto linguistico molto ampio, inclusi dialetti cinesi e lingue meno diffuse, e un sistema innovativo di biglietto da visita AI che permette di trasferire rapidamente le proprie informazioni di contatto in contesti sociali e professionali.
Dalla Tsinghua alla responsabilità sociale
Yu Hao ha ricordato anche la sua esperienza nell’associazione studentesca dell’Università Tsinghua, dove si occupava di un dipartimento chiamato “Forum dell’Epoca”, invitando figure rappresentative del proprio tempo a tenere conferenze.
Ha collegato questa esperienza al progetto filantropico di Dreame, il “Piano Faro”, che porta conferenze nelle scuole superiori. La sua riflessione è: se il vecchio modello del forum universitario venisse esteso a tutta la società, potrebbe contribuire al progresso del pensiero collettivo?
Un’immagine diversa del CEO
Infine, Yu Hao ha voluto smontare l’immagine stereotipata del CEO: una persona che fuma sigari, gioca a golf e parla solo di grandi affari.
Secondo lui, girare video su Douyin non è un gioco da ragazzi. È un modo concreto per insegnare, comunicare, sperimentare e costruire cultura aziendale. Le questioni di business e management, dice, le gestisce con naturalezza; ora il punto è insegnare a tutti i dipendenti Dreame come comunicare e creare contenuti.
Ha scherzato dicendo che, quando ogni dipendente Dreame avrà imparato a girare video brevi, lui smetterà di farlo. Perciò, dice ai suoi follower, dovrebbero godersi la sua presenza finché c’è.
Conclusione
Il messaggio complessivo di Yu Hao oggi è quello di un imprenditore che vuole trasformare sé stesso in un modello replicabile. Non gli interessa solo essere al centro della scena, ma costruire un’organizzazione in cui molte persone possano imparare, agire e moltiplicare l’impatto del fondatore.
Ha parlato contro il denaro facile, a favore del lavoro profondo, della delega, della fiducia nel team e della capacità di individuare i problemi essenziali. Dietro i video girati in modo spontaneo, c’è una visione precisa: abbassare i costi di apprendimento, rendere il metodo imitabile e costruire un’azienda che non dipenda da una sola persona.
In fondo, per Yu Hao, il vero compito di un CEO non è controllare tutto. È esplorare per primo, semplificare la strada e permettere agli altri di moltiplicare ciò che ha scoperto.
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