Nel 2026 parlare di robot aspirapolvere top di gamma non significa più discutere soltanto di potenza di aspirazione, lavaggio dei moci, sollevamento della torretta LiDAR o capacità di superare piccoli ostacoli. Tutte queste funzioni contano, certo. Ma la vera domanda oggi è un’altra: questi robot sono davvero intelligenti oppure eseguono semplicemente gli ordini?
Per capirlo, ho messo a confronto tre dei modelli più interessanti del momento: Dreame X60 Pro Ultra, MOVA V70 Ultra Complete e Roborock Saros 20.
Tre robot di fascia altissima, tre ecosistemi software molto evoluti, tre approcci diversi alla navigazione e al riconoscimento dello sporco. Ma solo uno, in questo test, ha dimostrato di avere un comportamento davvero “intelligente”.
I tre protagonisti del confronto
Partiamo dai modelli.
Il Roborock Saros 20 è uno dei top di gamma più recenti di Roborock, con un sistema di navigazione e riconoscimento ostacoli avanzato e una qualità costruttiva ormai molto solida.
Il MOVA V70 Ultra Complete rappresenta la nuova fascia alta di MOVA, brand che negli ultimi mesi ha dimostrato di poter competere direttamente con i nomi più forti del settore. Rispetto ai modelli precedenti aggiunge funzioni evolute come l’estensione del braccio e del mocio, mantenendo però una logica software molto simile a quella già vista su V50 e Z60.
Infine c’è il Dreame X60 Pro Ultra, l’ultimo arrivato tra i tre. Ed è proprio qui che la situazione cambia: Dreame non si è limitata ad aggiungere nuove funzioni hardware, ma ha lavorato in modo evidente anche su applicazione, reattività e algoritmo.
Navigazione e riconoscimento: tutti forti, ma non uguali
A livello di navigazione, tutti e tre sono robot estremamente evoluti. Parliamo di modelli capaci di aggiornare dinamicamente la mappa, riconoscere modifiche nella disposizione degli ambienti e adattarsi a stanze che cambiano nel tempo.
Se durante la prima mappatura ci si dimentica una porta aperta, questi robot possono aggiungere successivamente la stanza. Se si sposta un divano o si modifica una zona della casa, non è sempre necessario rifare la mappa da zero.
Questo è già un segnale importante: non siamo più davanti a robot “ciechi” che seguono soltanto una griglia predefinita. Però c’è una differenza enorme tra navigare bene e capire davvero cosa fare quando succede qualcosa di imprevisto.
Ed è proprio qui che nasce il test.
Il test: briciole fuori dalla zona assegnata
Per mettere in difficoltà i tre robot, ho scelto una prova molto semplice ma significativa.
Ho posizionato delle briciole all’ingresso della cucina, quindi fuori dalla zona che avrei chiesto al robot di pulire. Poi ho dato a ciascun modello lo stesso comando: pulire solo la cucina, in modalità aspira e lava.
La domanda era semplice: cosa succede se il robot incontra dello sporco lungo il percorso, ma quello sporco si trova fuori dall’area assegnata?
Lo ignora perché “non era nel comando”?
Lo riconosce ma non interviene?
Oppure capisce che c’è un problema reale e decide di pulirlo comunque?
Questo è il punto centrale del confronto. Perché la vera AI, in un robot aspirapolvere, non è soltanto riconoscere un oggetto o fare una foto dello sporco. È prendere una decisione utile nel contesto giusto.
Roborock Saros 20: riconosce, ma non interviene
Il primo a partire è stato il Roborock Saros 20.
Le funzioni AI e di riconoscimento sporco erano attive. Il robot è uscito dalla base, si è diretto verso la cucina e ha incontrato le briciole lungo il percorso.
Il risultato? Le ha riconosciute, ma non le ha pulite.
Nell’app si vede che il robot ha effettivamente individuato lo sporco. Questo significa che il sistema di visione e riconoscimento ha funzionato. Il problema è che il Saros 20 ha deciso comunque di proseguire verso la cucina, perché il comando ricevuto era quello: pulire solo quella stanza.
Anche al ritorno, dopo aver terminato il lavoro, non è intervenuto sulle briciole. In pratica Roborock ha dimostrato una buona capacità di riconoscimento, ma un comportamento ancora molto legato all’esecuzione dell’ordine.
È intelligente? Sì, ma fino a un certo punto. Vede il problema, però non decide di risolverlo.
MOVA V70 Ultra: più prudente, ma ancora “obbediente”
Il secondo test è stato con MOVA V70 Ultra Complete.
Anche in questo caso tutte le funzioni di riconoscimento sporco erano attive. Il robot si è avvicinato alla zona delle briciole e ha mostrato un comportamento leggermente diverso rispetto al Roborock.
Il MOVA ha riconosciuto che c’era qualcosa sul pavimento e, cosa interessante, non ci è passato sopra in modo diretto. Questo è un dettaglio importante: se quello sporco fosse stato appiccicoso o problematico, evitare di salirci sopra avrebbe ridotto il rischio di sporcare le ruote o trascinare residui in giro per casa.
Da questo punto di vista, MOVA si è comportato in modo più prudente.
Però il risultato finale non cambia: le briciole sono rimaste lì.
Anche il V70 Ultra ha scelto di rispettare il comando iniziale. Doveva pulire la cucina e ha pulito la cucina. Ha visto lo sporco, lo ha evitato meglio rispetto a Roborock, ma non ha deciso autonomamente di intervenire.
Quindi MOVA fa un passo avanti nella gestione della situazione, ma non supera davvero il limite dell’esecuzione passiva.
Dreame X60 Pro Ultra: qui cambia tutto
Il terzo test è stato con Dreame X60 Pro Ultra. Ed è qui che la differenza diventa evidente.
Anche in questo caso il robot aveva come compito la pulizia della cucina. Le briciole erano fuori dalla zona assegnata. In teoria, quindi, anche il Dreame avrebbe potuto ignorarle e proseguire.
Invece ha fatto qualcosa di diverso.
Durante il passaggio ha riconosciuto la presenza delle briciole, ha capito che c’era dello sporco reale e ha creato una sorta di zona temporanea di pulizia supplementare. A quel punto è uscito dall’area di competenza, ma non per lavare tutto il pavimento: ha aumentato l’aspirazione e si è concentrato sulle briciole.
Il dettaglio più interessante è la gestione della spazzola laterale. Il robot ha rallentato e ha interrotto il comportamento aggressivo della spazzola per evitare di sparare le briciole in giro. Ha quindi pulito l’area in modo più controllato, ha raccolto lo sporco e poi è tornato al compito originale: pulire la cucina.
Questo è il comportamento che, più di tutti, si avvicina a una vera intelligenza artificiale applicata alla pulizia domestica.
Non si è limitato a vedere.
Non si è limitato a evitare.
Ha visto, interpretato e agito.
Perché questo test è importante
Qualcuno potrebbe dire: “Sono solo briciole”. Ed è vero. Ma il punto non sono le briciole.
Il punto è capire come il robot reagisce quando la realtà non corrisponde perfettamente al comando impostato dall’utente.
In una casa vera succede continuamente. C’è sporco davanti a una stanza, c’è qualcosa caduto lungo il percorso, c’è una zona che non era stata selezionata ma che chiaramente avrebbe bisogno di attenzione.
Un robot realmente intelligente dovrebbe essere in grado di distinguere tra un comando rigido e una situazione pratica. Se gli dico di pulire la cucina, ma lungo la strada trova un accumulo evidente di sporco, mi aspetto che almeno sappia gestirlo.
Ed è esattamente ciò che ha fatto il Dreame X60 Pro Ultra.
App e software: Dreame ha recuperato terreno
Un altro aspetto importante riguarda l’applicazione.
Negli ultimi mesi MOVA aveva mostrato un software molto convincente, con animazioni più curate e un algoritmo spesso più reattivo rispetto ad alcuni Dreame precedenti. In particolare, nel confronto tra MOVA Z60 Ultra Roller Complete e Dreame Aqua 10 Ultra Roller Complete, MOVA era sembrata più avanti in alcune situazioni.
Con X60 Pro Ultra, però, Dreame sembra aver cambiato passo.
L’app è stata semplificata, resa più chiara e più moderna. Sono arrivate animazioni migliori e, soprattutto, il robot appare più reattivo nelle decisioni. Anche la gestione della torretta LiDAR sembra più naturale: invece di completare prima una zona e poi tornare sotto i mobili bassi, il robot alza e abbassa la torretta in modo più fluido, riducendo giri inutili e tempi morti.
Questo tipo di miglioramento non sempre si vede nelle schede tecniche. Non è una funzione da mettere in grassetto sulla confezione. Ma nell’uso quotidiano cambia molto.
Tappeti, frange e personalizzazione
Dreame X60 Pro Ultra mostra anche un vantaggio nella gestione dei tappeti. L’app permette di specificare il tipo di tappeto, ad esempio a pelo alto, e di indicare la presenza di frange.
Questa è una funzione utile perché non lascia tutto alla sola interpretazione automatica del robot. Se l’AI dovesse sbagliare, l’utente può comunque fornire informazioni aggiuntive per aiutare il robot a comportarsi meglio.
È un approccio interessante: non solo intelligenza automatica, ma anche possibilità di personalizzare il comportamento in base alla casa reale.
Verdetto: chi ha la vera AI?
In questo confronto specifico, il verdetto è chiaro: Dreame X60 Pro Ultra è il robot che ha dimostrato il comportamento AI più avanzato.
Roborock Saros 20 ha riconosciuto lo sporco, ma lo ha ignorato perché fuori dalla zona assegnata.
MOVA V70 Ultra ha riconosciuto lo sporco e si è comportato in modo più prudente, evitando di salirci sopra, ma non lo ha pulito.
Dreame X60 Pro Ultra, invece, ha riconosciuto lo sporco, ha creato una zona temporanea, ha aumentato l’aspirazione, ha gestito la spazzola laterale in modo intelligente e poi è tornato al compito principale.
Questa è la differenza tra un robot che esegue e un robot che interpreta.
Conclusione
Nel 2026 i robot aspirapolvere top di gamma sono ormai tutti molto potenti, completi e tecnologicamente avanzati. Ma il vero salto di qualità non sta più soltanto nell’hardware.
La differenza la fa il software.
La differenza la fa l’algoritmo.
La differenza la fa la capacità di prendere una decisione utile quando l’utente non ha previsto tutto.
Da questo punto di vista, Dreame X60 Pro Ultra oggi sembra essere un passo avanti rispetto a MOVA V70 Ultra Complete e Roborock Saros 20.
Non significa che sia automaticamente il miglior robot in assoluto per ogni casa e per ogni esigenza. Un confronto completo dovrà considerare anche aspirazione, lavaggio, manutenzione, base, rumorosità, autonomia, app, tappeti e prezzo.
Ma se parliamo solo di AI, comportamento intelligente e capacità di reagire allo sporco reale, il Dreame X60 Pro Ultra ha dimostrato qualcosa in più.
E questa volta, la differenza si vede.
In qualità di Affiliato Amazon io ricevo un guadagno dagli acquisti idonei. Nessun costo extra per te, ma un piccolo aiuto per supportare il mio lavoro. #CommissioniGuadagnate 😊

