C’è chi lo accusa di sognare troppo in grande. Chi ride all’idea che un’azienda nata con i robot aspirapolvere possa puntare alle auto elettriche, e persino ai razzi. Ma Yu Hao, fondatore di Dreame, non sembra minimamente intenzionato a fare un passo indietro. Anzi: secondo lui, chi oggi lo giudica “folle” non ha capito nulla del percorso che sta dietro a questa ambizione.
Il suo ragionamento è semplice, ma esplosivo: non è da pazzi partire dai robot aspirapolvere per arrivare alle auto. È pragmatico.
Yu Hao rivendica un passato molto più lungo nel mondo dell’automotive di quanto molti immaginino. Già nel 2011, racconta, guidava un team alla Tsinghua University su progetti legati alle auto elettriche e alla guida autonoma. Avrebbe persino scritto un white paper sullo sviluppo dei veicoli elettrici, un documento che — secondo lui — avrebbe anticipato molte delle traiettorie seguite poi dall’intero settore.
Ma allora mancava una cosa: i soldi.
“Per fare auto elettriche servivano almeno 20 miliardi di yuan”, lascia intendere. Lui, all’epoca, non avrebbe potuto raccogliere nemmeno una piccola frazione di quella cifra. Così ha scelto un’altra strada: scomporre il sogno in tappe concrete. Prima i motori ad alta velocità. Poi i prodotti intelligenti. Poi Dreame. E infine, quando l’azienda ha iniziato a reggersi sulle proprie gambe, il ritorno al progetto originario: l’auto.

“Non sapete da quanto tempo aspettiamo questo momento”
Il passaggio più forte delle sue affermazioni riguarda proprio la determinazione. Yu Hao sembra rispondere direttamente a chi prevede il fallimento di Dreame nel settore automobilistico.
Secondo lui, chi giudica dall’esterno non conosce la storia completa. Non sa quanti anni di preparazione ci siano stati. Non sa quanta tecnologia sia stata accumulata. Non sa quanto a lungo Dreame abbia aspettato prima di entrare davvero nel campo delle auto elettriche.
Nel 2015, racconta, collaborava già con la Tongji University su progetti di veicoli elettrici. Nel 2020, appena Dreame ha trovato maggiore stabilità, sarebbe stato creato un team dedicato all’auto elettrica per iniziare lo sviluppo tecnico e progettuale in modo strutturato.
Il messaggio è chiarissimo: Dreame non si sarebbe svegliata una mattina decidendo di fare auto. Sarebbe un piano rimasto in incubazione per oltre dieci anni.
“Altro che AI: abbiamo provato 100.000 design”
Uno dei punti più polemici riguarda il design. Yu Hao rifiuta l’idea che il progetto dell’auto Dreame sia semplicemente il risultato di qualche immagine generata dall’intelligenza artificiale.
La sua risposta è secca: “No!”
Secondo lui, per arrivare alla soluzione attuale, Dreame avrebbe esplorato oltre 100.000 proposte di design, con centinaia di designer coinvolti e un lavoro iniziato anni fa. Una ricerca lunga, complessa, fatta di tentativi, errori e revisioni continue.
Il cuore della sua teoria è questo: nell’era delle auto elettriche, molti marchi avrebbero perso il senso del “valore percepito” nel design. Le auto tradizionali comunicavano prestigio anche attraverso il cofano lungo, legato alla presenza del motore. Le elettriche, non avendo bisogno dello stesso vano anteriore, rischierebbero invece di sembrare più corte, più simili a monovolume e quindi meno “premium”.
Qui Yu Hao tira in ballo direttamente Lei Jun di Xiaomi.
Secondo lui, il fondatore di Xiaomi avrebbe capito prima di molti altri che un cofano più lungo trasmette maggiore valore estetico. Per questo, nella visione di Yu Hao, Xiaomi avrebbe fatto una scelta di design più intelligente rispetto a molti concorrenti.
Ma Dreame, dice, avrebbe trovato una via diversa: non imitare semplicemente il cofano lungo delle berline sportive tradizionali, bensì ispirarsi alle supercar con motore posteriore o centrale, come Ferrari, Lamborghini e Bugatti. Auto con frontale più corto, ma comunque percepite come costose, potenti e desiderabili.
Da qui nasce l’idea: un’auto elettrica con proporzioni da sportiva, ma spazio interno da vettura familiare.
Yu Hao alza il tiro: “Io, Lei Jun e Richard Yu capiamo le auto meglio degli altri”
La parte più clamorosa delle dichiarazioni è probabilmente questa: Yu Hao sostiene che, in Cina, le persone che comprendono davvero il design automobilistico sarebbero principalmente tre.
Lei Jun di Xiaomi.
Richard Yu di Huawei.
E lui stesso.
Una frase destinata inevitabilmente a far discutere.
Yu Hao arriva a dire che la loro comprensione del settore sarebbe molto superiore a quella di molte nuove case automobilistiche e persino dei produttori tradizionali. Non solo nel design, ma anche nella struttura, nell’elettronica, nel telaio, negli algoritmi e nella guida autonoma.
Poi la previsione più audace: tra 10 o 20 anni, Huawei, Xiaomi e Dreame saranno tra i più forti costruttori automobilistici al mondo.
Non una semplice ambizione. Una dichiarazione di guerra.

“Ho visitato oltre 100 fabbriche di auto nel mondo”
Yu Hao respinge anche l’accusa di essere un outsider. Ricorda di aver visitato almeno 100 stabilimenti automobilistici nel mondo dal 2011 a oggi: in Giappone, India, Stati Uniti, inclusa Tesla.
Secondo lui, il problema è che molti sottovalutano chi arriva da settori diversi. Ma proprio la sua esperienza trasversale — robotica, motori, elettronica, prodotti smart, software — sarebbe ciò che rende Dreame diversa.
Il suo messaggio è quasi provocatorio: non serve nascere in una casa automobilistica per capire le auto. Serve studiare, costruire, sbagliare, accumulare tecnologia e avere una visione.
La stoccata finale: “Nella vita puoi contare solo su te stesso”
Nelle sue parole c’è anche un passaggio personale. Yu Hao ringrazia Xiaomi e Shunwei per l’aiuto ricevuto in passato, ma chiarisce che non intende attribuire meriti a chi, secondo lui, non ha contribuito davvero.
Poi arriva una riflessione sul capitale di rischio: grazie ai VC, dice, la società sarebbe oggi più equa rispetto al passato. Prima servivano relazioni, status e compatibilità sociale. Oggi, almeno in teoria, chi ha un’idea può trovare i mezzi per realizzarla.
È una visione quasi romantica dell’imprenditoria tecnologica: partire dal basso, costruire pezzo dopo pezzo, usare ogni prodotto come gradino verso un obiettivo più grande.
Il verdetto: genio visionario o arroganza senza freni?
Le dichiarazioni di Yu Hao sono destinate a dividere. Da un lato c’è l’immagine del fondatore visionario, convinto che Dreame stia seguendo una traiettoria iniziata molto prima dei robot aspirapolvere. Dall’altro, c’è il rischio evidente di apparire eccessivamente sicuro di sé, soprattutto quando si colloca accanto a giganti come Xiaomi e Huawei.
Ma una cosa è certa: Yu Hao non vuole essere ricordato come “quello dei robot aspirapolvere”.
Vuole essere ricordato come uno dei protagonisti della prossima era dell’auto elettrica.
E se la sua previsione si avverasse davvero, tra vent’anni potremmo guardare a queste parole non come a una provocazione, ma come al primo grande avvertimento lanciato ai colossi dell’automotive mondiale.
In qualità di Affiliato Amazon io ricevo un guadagno dagli acquisti idonei. Nessun costo extra per te, ma un piccolo aiuto per supportare il mio lavoro. #CommissioniGuadagnate 😊

