Un tempo erano soprattutto gli iPhone, gli smartphone e i computer portatili a sparire durante le spedizioni. Oggi, però, nel mirino sembrano essere finiti anche i robot aspirapolvere di fascia alta, ormai venduti a prezzi paragonabili a quelli dei dispositivi elettronici più desiderati.
L’ultimo caso segnalato arriva da Brindisi. Un cliente racconta di aver acquistato online un Mova Z70 Ultra Roller Complete, ma di aver trovato nel cartone alcune bottiglie d’acqua al posto del robot. Il pacco dovrà ora essere restituito e controllato prima che venga comunicato l’esito della richiesta di rimborso.
La fotografia documenta ciò che il destinatario dichiara di aver ricevuto, ma al momento non permette di stabilire chi abbia sostituito il prodotto né in quale fase della spedizione sia avvenuta la manomissione.
Non è la prima volta
Avevamo già parlato di questo fenomeno nel 2025. Da allora le segnalazioni sembrano essersi moltiplicate, probabilmente anche perché i robot aspirapolvere sono diventati più diffusi, più costosi e più facilmente rivendibili.
Non esistono ancora statistiche pubbliche specifiche sui furti di robot aspirapolvere, quindi non è possibile quantificare con precisione l’aumento. Tuttavia, il meccanismo raccontato dagli utenti è spesso molto simile: il prodotto originale viene sottratto e nel cartone vengono inserite bottiglie, sassi, confezioni alimentari o altri oggetti capaci di riprodurne approssimativamente il peso.
In questo modo il pacco continua a sembrare regolare durante le pesature e i controlli automatizzati della catena logistica. Anche i sigilli possono essere ricostruiti o sostituiti con grande attenzione, rendendo difficile accorgersi della manomissione prima dell’apertura.
Non è necessariamente colpa del corriere
Quando si apre un pacco e si trova qualcosa di completamente diverso, la prima reazione è spesso quella di accusare il corriere che ha effettuato la consegna. È però importante non arrivare a conclusioni affrettate.
Un prodotto acquistato online può attraversare numerose fasi: il magazzino del venditore, uno o più centri di smistamento, l’hub territoriale, il camion che collega i depositi e infine il furgone incaricato dell’ultimo tratto. La sostituzione potrebbe essere avvenuta in uno qualsiasi di questi passaggi.
Il corriere che suona alla porta è solamente l’ultima persona della catena e potrebbe aver ricevuto il pacco già manomesso. Stabilire dove e quando sia avvenuto il furto spetta alle forze dell’ordine e ai reparti antifrode delle aziende coinvolte, attraverso l’analisi delle pesature, delle scansioni, delle telecamere e dei movimenti logistici.
I precedenti scoperti dai Carabinieri
I furti all’interno della filiera delle spedizioni non sono soltanto un’ipotesi. Nell’ottobre 2025, a Rodano, nel Milanese, i Carabinieri trovarono in un capannone abbandonato oltre duemila scatole riconducibili ad Amazon, contenenti materiale informatico, elettrodomestici e altri prodotti. Due persone furono arrestate e una terza denunciata.
Nel maggio 2026, a Bologna, i Carabinieri arrestarono due uomini accusati di aver sottratto pacchi da un’azienda attiva nel trasporto merci. Secondo la ricostruzione, uno dei due prelevava i colli da un semirimorchio e li passava al complice; durante l’intervento furono recuperati venti pacchi.
Esistono anche casi nei quali il contenuto era stato sostituito fin dall’origine della compravendita. Nel 2021, a Città di Castello, un ragazzo acquistò online uno smartphone da 250 euro e ricevette un pacco contenente zucchero. Le indagini dei Carabinieri portarono alla denuncia di una donna per ipotesi di truffa.
Un episodio analogo era avvenuto nel Vercellese: al posto dello smartphone pattuito arrivarono due sassi e i Carabinieri riuscirono a risalire al presunto responsabile, denunciandolo per truffa.
Questi precedenti non dimostrano che il caso di Brindisi sia avvenuto con le stesse modalità, ma mostrano quanto possa essere complesso individuare il punto esatto nel quale un prodotto viene sottratto o sostituito.
Come tutelarsi quando arriva un prodotto costoso
La prima precauzione è controllare il pacco prima di aprirlo. Bisogna osservare attentamente il nastro adesivo, i sigilli, il fondo del cartone e gli angoli. Doppi strati di nastro, residui di colla, tagli, pieghe insolite o etichette applicate sopra altre etichette possono indicare una possibile manomissione.
Per prodotti particolarmente costosi è consigliabile registrare un video continuo dell’unboxing. La ripresa dovrebbe iniziare mostrando chiaramente il pacco ancora chiuso, l’etichetta di spedizione e tutti i lati del cartone, per poi proseguire senza interruzioni fino all’apertura completa.
Il video non costituisce automaticamente una prova definitiva e non garantisce da solo il rimborso, ma può rendere molto più credibile e ricostruibile la segnalazione. È utile conservare anche il cartone, le bottiglie o gli oggetti trovati, le protezioni interne, l’etichetta e ogni sigillo.
Bisogna quindi contattare immediatamente il servizio clienti del venditore, spiegando che non si tratta di un normale reso, ma di un articolo mancante o sostituito all’interno del pacco. Nel caso di Amazon è possibile verificare dall’area ordini la presenza di spedizioni separate e segnalare il prodotto mancante.
La denuncia non deve essere considerata un dettaglio
Quando il contenuto è stato evidentemente sostituito, è opportuno presentare tempestivamente una denuncia presso i Carabinieri o la Polizia, senza attendere necessariamente la conclusione della pratica aperta con il venditore.
La denuncia permette di formalizzare l’accaduto, indicare il numero dell’ordine, il codice di tracciamento, il valore del prodotto e consegnare eventuali fotografie o video. Rende inoltre possibile collegare episodi simili avvenuti nello stesso territorio o lungo la medesima catena logistica.
Per i furti commessi da ignoti, i Carabinieri consentono anche di avviare la procedura tramite Denuncia vi@ Web. La denuncia deve poi essere completata presentandosi presso la Stazione o la Tenenza selezionata.
Una copia della denuncia può essere inviata al servizio clienti insieme alle fotografie, al video dell’apertura e alla documentazione della spedizione.
Perché il rimborso può richiedere diversi giorni
Anche Amazon si trova in una posizione complessa. Da una parte deve tutelare il cliente che ha realmente ricevuto un pacco manomesso; dall’altra deve contrastare chi restituisce volontariamente scatole vuote o oggetti differenti per ottenere rimborsi non dovuti.
Per questa ragione, nei casi anomali il pacco può essere inviato a un centro resi e sottoposto a verifica. Amazon indica che, per un prodotto spedito direttamente dall’azienda, il rimborso viene solitamente elaborato entro 14 giorni e confermato tramite e-mail. I tempi concreti possono però dipendere dall’esito dei controlli e dal metodo di pagamento utilizzato.
Non è corretto affermare con certezza che ogni cliente possieda un “punteggio di rischio” visibile o ufficiale. È però comprensibile che richieste ripetute, resi di prodotti costosi o segnalazioni particolarmente insolite possano richiedere verifiche più approfondite. Proprio per questo una denuncia formale e una documentazione completa diventano particolarmente importanti.
La normativa europea stabilisce inoltre che, quando la spedizione è organizzata dal venditore, il rischio di perdita o danneggiamento resta a carico del professionista fino a quando il consumatore non acquisisce fisicamente il bene. Ricevere materialmente un cartone non significa quindi aver ricevuto automaticamente il prodotto acquistato e conforme all’ordine.
La soluzione potrebbe essere il blocco del numero seriale
I produttori di robot aspirapolvere probabilmente non immaginavano che questi dispositivi sarebbero diventati prodotti tanto appetibili per il mercato nero. Oggi alcuni modelli costano quanto uno smartphone premium o un computer e possono essere rivenduti con relativa facilità.
Una possibile soluzione sarebbe la creazione di una blacklist centralizzata dei numeri seriali. Dopo una denuncia e la verifica dei documenti d’acquisto, il venditore potrebbe comunicare al produttore il seriale del robot sottratto.
Quando qualcuno tentasse successivamente di associarlo all’applicazione, il dispositivo potrebbe essere segnalato come rubato e bloccato. Non sarebbe necessario mostrare la posizione del robot alla vittima né trasformarlo in uno strumento di localizzazione: sarebbe sufficiente impedirne la normale attivazione.
Un sistema del genere dovrebbe prevedere procedure sicure per evitare blocchi errati e consentire lo sblocco in caso di ritrovamento, vendita legittima o errore amministrativo. Riducendo però il valore commerciale dei robot rubati, potrebbe contribuire a rendere questo tipo di furto molto meno conveniente.
Un fenomeno da non sottovalutare
Il caso di Brindisi non deve trasformarsi in un’accusa indiscriminata contro Amazon, il produttore o il singolo corriere. Le responsabilità devono essere individuate attraverso verifiche e indagini.
Allo stesso tempo, non si può più considerare il robot aspirapolvere come un semplice elettrodomestico di scarso valore. I modelli più avanzati sono diventati prodotti tecnologici costosi, facilmente trasportabili e appetibili sul mercato dell’usato.
In attesa che venditori e produttori introducano controlli più efficaci, il consumatore deve proteggersi: controllare i sigilli, filmare l’apertura dei prodotti costosi, conservare ogni elemento dell’imballaggio, segnalare immediatamente l’accaduto e presentare denuncia.
Perché oggi, in alcuni casi, nel pacco non sparisce più soltanto l’iPhone: sparisce anche il robot che avrebbe dovuto pulire casa.
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